| Come
per gli orologi domestici, anche per gli orologi da torre non si conosce
la data di prima fabbricazione; però per questi esemplari, essendo di
proprietà dei comuni o delle parrocchie, è certamente più facile risalire
alla datazione degli stessi. Ad esempio, relativamente all'orologio di
Piazza Libertà a Udine esiste l'attestato del Sindaco che certifica
la data della sua costruzione, avvenuta nel 1853 (dal catalogo della Fratelli
Solari del 1906). |
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orologio
di piazza Libertà (già Contarena) a Udine. Sotto:
attestato del Sindaco di Udine relativo alla costruzione e posa
in opera dell'orologioi sulla Torre Camunale, avvenute nel 1852
(Catalogo F.lli Solari, 1906)
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| Anche
gli orologi da torre, come quelli domestici, hanno una struttura chiamata
"a gabbia d'uccello": le barre che costituiscono la gabbia sono forgiate
a mano o con il maglio e tenute assieme da cunei forzati nelle fenditure
appositamente predisposte. La gabbia è divisa in due parti: una anteriore
per il treno del tempo ed una posteriore per il treno della suoneria. |
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orologio
da torre del 1700
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ingranaggi
in ferro di orologio da torre del 1700 (particolare)
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Le ruote si ricavano da lunghe lame di ferro piegate a caldo, in tondo;
successivamente vengono aggiunti i raggi - solitamente quattro - e di
seguito la dentatura è fatta tracciando i denti a mano e limandoli ad
uno ad uno: sui bordi delle ruote si possono vedere ancora le tracce dei
punzoni che indicavano come i denti venissero segnati ed intagliati ad
uno ad uno. Le corde dei pesi per la riserva di marcia sono avvolte in
grossi ceppi di legno tornito e caricate da grandi ruote simili a volani,
con una manovella. La dimensione dei pesi varia in funzione della grandezza
della campana su cui battono le ore; il numero dei rintocchi è controllato
dalla ruota spartiore, mentre la suoneria è regolata da una farfalla o
freno ad aria. |
| Gli
orologi da torre venivano fabbricati dalla Faria (fabbrica) sul Rio Possal
dal quale si traeva la forza motrice per il funzionamento ed il mantenimento
in vita del fuoco della fucina, per alimentare la mola, il maglio e tutte
le diavolerie di cui era dotata l'officina meccanica del tempo. |
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La
Fabbrica Solari nel 1895 (stampa di A. Pontini)
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