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aspetti geologici dell'area < |
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L a Val
Pesarina mostra una forte diversità fra i suoi due versanti:
quello meridionale con morfologie dolci e quello settentrionale, aspro
e intensamente modellato. Ciò è diretta conseguenza dell'assetto
stratigrafico e tettonico: le quote inferiori sono costituite dai depositi
del Permiano superiore sui quali poggiano i livelli del Triassico inferiore,
ma mentre queste rocce formano tutto il fianco sud della vallata, in
quello nord la parte sommitale è costituita da depositi carbonatici
del Triassico medio. Questi ultimi origianno morfologie aspre favorite
dalla minore erodibilità di questo litotipo. I livelli arenacei
e carcareo-marnosi del Triassico inferiore sono invece più erodibili
e originano morfologie dolci.
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In corrispondenza
del bivio per la Val Pesarina, all'altezza del ponte sul torrente Degano,
si nota un ampio squarcioo nella montagna di fronte: si tratta della
grande cava di gesso di Entrampo di Comeglians.
Il gesso
è costituito da solfato idrato di calcio e, come tale, è
oggetto di sfruttamento. L apresenza di gesso nei livelli sedimentari
è generalmente associata ad una fase di evaporazione in bacin
a scarsa circolazione idrica (per esempio le lagune).
Il gesso
veniva estratto anche a Villa Santina, Enemonzo e Raveo. In queste zone
l'età del deposito è carnica (Triassico superiore).
Oggi rimane
attiva la sola cava di Entrampo, posta appunto all'imbocco della Val
Pesarina.
Si tratta
di uno dei più vasti affioramenti di evaporiti del Permiano superiore,
costituito da gesso di colore bianco o grigio, compatto, subcristallino.
Il materiale
cavato viene utilizzato come additivo per i cementi, come gesso da presa
in edilizia, per gli stucchii o per produrre scagliola.
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B - il tratto inferiore: da Entrampo a Pesariis < |
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L'itinerario
segue il percorso inferiore della Val Pesarina.
Superato
il primo tratto di raggunge il bivio per Sostasio e, poco oltre [1],
si gode una bella vista panoramica verso ovest.
All'orizzone
spiccano le cime, aspre e modellate nelle dolomie dell'Anisico (Triassico
medio, 220 miliooni di anni fa), del Clap Grand, della creta forata
e del monte Siera. Questi massicci sono da sempre emta degli alpinisti
che si vogliono allontantare dalle mete più frequentate dell'arco
alpino, rifugiandosi in aree più selvagge e meno percorse dagli
escursionisti.
Queste morfologie contrastano con quelle più dolci legate ai
depositi del Permiano e del Triassico inferiore (Werfen). La sedimentazione
di questi ultimi (arenarie della Formazione di Werfen) è avvenuta
in un ambiente di mare poco profondo.
Raggiunto
il bivo per Avausa, si osserva, verso ovest, il massiccio della Creta
di Mimoias, costituita da carbonati del Triassico medio e la piana prativa
di Flaudona: questa morfologia è legata alla presenza di un piano
di faglia [2].
In questo settore sono presenti anche imponenti depositi conglomeratici
di versante, costituiti da ciottoli, il più delle volte spigolosi,
ben cementati e originati dall'accumulo e successiva compattazione di
materiali franati dai versanti sovrastanti.
L'attività erosiva ha poi scavato al loro interno alcuni ampi
ripari sottoroccia, facilmente individuabili anche da valle.
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A Prato
Carnico si nota come il campanile sia leggermente inclinato: la causa
va ricercata nell'instabilità dell'area connessa alla presenza
del substrato gessoso.
I gessi, infatti, hanno la caratteristica di essere da un lato fortemente
erodibili e, dall'altro, di fungere da piano di distacco e successsivo
scivolamento se interessati da infiltrazioni d'acqua.
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Superata
Pieria si sale a sinistra verso Osteai e, dallo spiazzo, si gode una
bella visuale panoramica [3] verso nord: dal Monte Talm (a destra) al
Clap Grand (a sinistra)
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Tornando
sulla strada principale all'incrocio si nota [4] un esteso affioramento
di livelli rocciosi, contorti e fratturati, datati al Permiano superiore
(circa 250 milioni di anni fa): si tratta di prevalenza di calcari dolomitici
e calcari marnosi, scuri, che appartengono alla Formazione a Bellerophon.
Questa unità rocciosa deve il suo nome ad un gasteropode dallaa
caratteristica forma avvolta a spirale: ess, tuttavia, è presente
solo raramente all'interno di questi depositi.
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Risalendo
lungo la strada si raggiunge Osais. Oltre l'abitato si nota la presenza
di una vecchia fornace recentemente restaurata [5]: Si tratta della
testimonianza giunta sino a noi dell'attività connessa all'utilizzo
dei massi di calcare del Rio Fuina con il quali si produceva la calce.
In fatti dal carbonato di calcio del calcare si ottiene la calce viva
(ossido di calcio) che, trattata successivamente ocn l'acqua, dà
calce spenta (idrossido di calcio), legante utilizzato in edilizia.
Di fronte
all'abitato di Osais gli affioramenti dei livelli del Permianno superiore
appaiono, come spesso accade per le loro caratteristiche litologiche,
fortemente erosi e, a volte, assumono il classico aspetto dei calanchi.
Lasciato
il proprio mezzo di trasporto, si può risalire a piedi lungo
un percorso che conduce ad un campeggio: si tratta dell'area sportiva
del Rio Fuina.
Risalendo ancora si può proseguire lugno un sentiero che si sviluppa
seguendo una stratta forra [6] incisa, dal torrente che scende lugno
le pendici della Creta della Fuina, nei depositi triassici prevalentemente
di piattaforma carbonatica.
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C - il tratto superiore: da Pesariis a Pradibosco < |
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L'itinerario
nel tratto medio superiore della vallata inizia da Pesariis. La presenza
in paese di una sorgente solfurea [1], oggi poco sfruttata, è
legata al substrato costituito anche da gessi del Permiano superiore.
Attraverso queste rocce, costituite da solfato di calcio idrato, le
acque si arricchiscono di solfati. Osservando le rocce dalle quali sgorga
la sorgente è facile notare la presenza di depositi filamentosi
biancastri; si tratta di accumuli di solfobatteri.
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Seguendo
la strada statale verso Pradibosco si notano sul versante sud della
vallata le tipiche morfologie [2] che si formano in presenza di depositi
detritici e gessi (aree franose e calanchive). I livelli calcareo-dolomitici
scuri della Formazione a Bellerophon sono presenti sempre lungo la valle
ma i loro affioramenti sono raramente estesi in quanto risultato coperti
da detrito o suolo. Un vasto sperone roccioso [3] si nota lungo la strada
in località Possal; risalendo ancora, all'altezza del ponte di
Arceons, è possibile attraversare il fiume e, proseguendo a piedi,
notare la successione degli affioramenti [4], appartenenti alla stessa
unità rocciosa del Permiano superiore.
Le rocce della formazione a Bellerophon si sono deposte, in linea di
massima, in ambiente evaporitico. In questa zona sono anche presenti
le tracce di un antico arco morenico, testimonianza della presenza dei
ghiacciai quaternari.
Proprio in questa porzione della vallata si era formato, dopo il ritiro
glaciale, un ampio lago.
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Riprendendo
la strada, all'altezza di Casera Tul [5], si nota un vasto slargo nell'alveo
del Torrente Pesarina. Queste spianate sono generalmente legate a fasi
di ritiro dei ghiacciai del Quaternario che hanno occupato queste vallate
sino a poche migliaia di anni fa. Si può qui godere di una bella
vista sul Clap Grand, costituito da calcari e dolomie dell'Anisico e
Ladinico (circa 220 miliooni di anni fa).
Proseguendo si raggiunge la località di Culzei; all'altezza del
punto da cui si diparte il sentiero del Passo SIera, appaiono i primi
ampi affioramenti [6] di rocce del Triassico inferiore a fondo valle.
Nle caso specifico le rocce rossastre della Formazione di Werfen appaiono
alterate, piegate e con evidenti striature: tutti elementi che indicano
come l'area sia interessata da una faglia.
Una parentesi merita il nome della Creta Forata, che domina la vallata,
legato alla presenza di un ampio "foro" nella parete rocciosa,
formatosi in corrispondenza di un incrocio di linee tettoniche.
La strada comincia a salire e si supera il punto in cui confluiscono
i torrenti Malins e Ongara, formando il Pesarina. Le cime calcareo-dolomitiche
che sovrastano la zona sono interessate da una serie di linee tettoniche
(faglie e sovrascorrimenti ) orientate a NE-SW, cui si accompagnano
faglie di minore sviluppo perpendicolari alle prime. SIstemi di fratture
condizionano, ad esempio, l'andamento del torrente Ongara.
Queste condizioni fanno sì che le rocce siano molto fratturate
e che gli alvei torrentizi raccolgano enormi accumuli di detrito. Spesso
i torrenti vanno a reincidere i depositi che essi stessi hanno costruito
[7].
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D - la forra della Fuina < |
Il
torrente che scende dalla Creta della Fuina incide rapidamente i depositi
che attraversa: soprattutto nella parte superiore le rocce affioranti
sono fortemente tettonizzate, quindi si crea una grande quantità
di detrito che viene trasportato a valle: ciò spiega perché
l'alveo sia così ampioo nel suo tratto finale nonostante il breve
percorso.
In corrispondenza dei livelli carbonatici più resistenti il torrente
ha inciso una forra di grande bellezza paesaggistica.
Nel rio Fuina, alle quote maggiori, all'interno dei depositi della Dolomia
del Serla e nelle arenarie rosse dell'Anisico, sono presenti mineralizzazioni
superficiali a limonite, pirite e marcassite, più raramente con
gesso e goethite. Non si sono mai trovate tracce di sfruttamento minerario,
ma la tredizione orale vuole che le miniere del Rio Fuina siano state
sfruttate per l'estrazione dell'oro. Ma i minatori, per trarre maggiore
profitto dal loro lavoro, non avrebbero rispettato le feste comandate.
Dio adirato avrebbe allora fatto franare tutte le gallerie facendo soccombere
tutti i minatori.
Si tratta comunque di una leggenda e nella zona non vi è traccia
di oro né delle relative miniere!
L'area è interessata da una mineralizzazione a salfuri di ferro
e nulla fa propendere per uno sfruttamento intenso con la realizzazione
di gallerie per l'estrazione d'oro.
I minerali estratti in passato erano quindi quelli ferrosi ed i lavori
solo superficiali. |
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