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Pesariis: cenni storici

Mediante testimonianze tramandate di generazione in generazione, si ha la certezza che la Val Pesarina era popolata fin da tempi molto antichi. Non si hanno però documenti scritti relativi a Pesariis antecedenti il 1400, in quanto la storia scritta, a quei tempi, riguardava quasi esclusivamente le pievi.

La Carnia è stata sotto il dominio della Chiesa di Aquileia ed i Patriarchi ne furono i signori per tutto il tempo in cui durò il loro potere temporale, cioè dal 1077 al 1420. Quando il loro potere comincio a declinare, Cividale, Udine, Gemona e Venzone passarono ai Veneziani e così anche la Carnia, un anno dopo. fece piena dedizione alla Serenissima.

Al popolo carnico, fin dai tempi del patriarca Gregorio di Montelongo (1258) furono concessi dei poteri privilegiati, notevoli donazioni ed esenzioni ch eanche la Repubblica Veneziana accettò e conservò fino alla sua caduta avvenuta con l'invasione francese.

Napoleone suddivise il territorio in comuni e decaddero i diritti ed i privilegi. Con il trattato di Campoformido (1797), la Carnia passò a far parte dell'Impero Austriaco e vi rimase per otto anni fino a quando Napoleone riprese il Veneto e lo congiunse al Regno d'Italia.

Con l'esilio di Napoleone, la Carnia passò di nuovo sotto il dominio austriaco e vi rimase fino alla terza guerra d'indipendenza (1866).


La Serenissima manifestava nei confronti del patrimonio boschivo della Carnia un largo interesse e quindi nella vallata s'instaurò un nuovo ceto borghese di origine veneta il quale introdusse un nuovo tipo d'impianto architettonico consono alle proprie esigenze che discostavano dalla concezione della casa carnica con portici e loggiati aperti, partecipi della vita comunitaria del cortile e della strada. Nel nuovo tipo edilizio si nota un atteggiamento inverso che voleva racchiudere ed organizzare al suo interno la vita domestica ed il portale d'ingresso, il pian terreno contrassegnato in pietra scandisce questa netta separazione. A Pesariis un esempio di queste case del '700 sono la Casa Bruseschi, la casa del Comalean e la casa-taverna Sot la Napa.

Pare accertato che fino al secolo scorso l'unico transito dalla Carnia vero il cadore fosse l'asprissima carrareccia della Val Pesarina, costruita dai Romani nel tardo impero. Non esistevano cioè ancora lle strade per il Passo della Mauria (verso le sorgenti del Tagliamento) e per Sappada (verso il Piave).

Pesariis è l'ultimo paese della Val Pesarina ed anche della Carnia - a ovest - e si ritiene che il nome derivi da Pesaria, cioè 'luogo di pesa pubblica' dove avveniva lo scambio di merci tra la provincia di Udine e quella di Belluno. A conferma di ciò è rimasta la vecchia casa della pesa del 12-1300, nei sottoportici della quale avveniva la pesatura dei prodotti ed il cambio dei cavalli.

La popolazione qui come altrove predilesse un tipo di insediamento in villaggi ed agglomerati compatti, espressione di una vita comunitaria. inoltre addossare le case permetteva di risparmiare tempo e materiali nella costruzione. Le prime case di legno e paglia sorsero sotto la chiesa, vicino al fiume, e da lì, addossandosi le une alle altre - per lasciare spazio nelle aree più fertili alle coltivazioni ed ai pascoli - si svilupparono lungo la strada di collegamento con il Cadore, denominata Via Maggiore. I primi edifici raccoglievano sotto lo stesso tetto l'abitazione, la stalla ed il fienile. Ci sono edifici a corpo semplice mentre gli edifici denominati Case Carniche - ad archi e volti - subirono un'evoluzione "nobile".

Le coperture si presentano fortemente inclinate (oltre 45°) ed il manto di copertura è di tegola di argilla di produzione locale. Prima ancora le case erano completamente di legno ed il manto di copertura era di paglia, quindi di schiandalas (asticelle di legno spezzate con l'ascia seguendo la venatura del legno per dargli maggiore tenuta e durata).

Per quanto riguarda gli elementi decorativi, essi sono costituiti dai portali e dai riquadri di pietra dalle forature, dagli intagli e dagli incastri delle parti lignee, dalle pitture murali, dagli elemeti di arredo urbano: fontane e recinzioni in pietra.

Lo spazio urbano veniva utilizzato dalla comunità per lo svolgimento di buona parte delle attività quotidiane. Tipici esempi a Pesariis sono la Piazza Ustin, il Borgo Chiacut, il Borgo Vischia, che rappresentano fisicamente e funzionalmente un piccolo centro, un microcosmo di vita e lavoro.


Pesariis, come del resto tutta la Carnia, ha avuto una larga emigrazione stagionale verso i paesi tedeschi, la Slovenia e l'Istria. I nostri montanari fin dal '600 partivano con il pinchil (zaino) ed attraversavano paesi e valli raggiungendo a piedi questi paesi dove avevano l'occasione di imparare nuovi mestieri come l'intaglio del legno - ne sono testimonianza visibile le cassepanche, i portali, gli altari...- e l'arte di bronzinai, che facevano particolari tipi di pentole di bronzo fuso con gambe divaricate per un idoneo appoggio sulla brace del focolare. Prima di questi si usavano i brondins, recipienti di forma ovoidale molto aggraziata in bronzo, con l'orlo slabbrato ed i treppiedi che erano usati soprattutto per la cottura dei fagioli sul fuoco a brace (i fagioli richiedono una cottura lenta e costante: la forma ovoidale stretta alla sommità per una minore dispersione del calore era l'ideale). l'ultimo bronzianio della Carnia è stato un certo Luigi Solari, detto Vigi di Toi, che abitava a Pesariis e lavorava nel sottoportico della Casa della Pesa.


Un altro mestiere importato è senz'altro la meccanica artigianale ed in particolare la costruzione di orologi da parete e da torre, svolto dai singoli artigiani in un primo tempo ed, in seguito, nel 1725 con la noscita della ditta "Fratelli Solari" che esportò orologi in tutto il mondo. Certamente però gli orologi non sono stati una prerogativa spontanea di Pesariis: per fare un orologio occorrono delle elementari nozioni matematiche e scientifiche che qualche pesarino può aver azuisito nella Foresta Nera in Germania, dove andava a lavorare come stagionale, che è ancor'oggi una regione specializzata nella produzione dell'orologieria. Inoltre questa tradizione può essere legata all'origine dei Solari, i quali sembra provenissero da Chiavari, vicino Genova, paese nel quale fin da quel tempo si costruivano orologi da torre.

Sull'origine dei Solari e della tradizione degli orologi si tramandano alcune leggende che certo hanno un fondamento veritiero. Si pensa infatti che al tempo delle guerre tra le Repubbliche Marinare (1400), Venezia abbia mandato a Pesariis i prigionieri di guerra genovesi: si parla di un pirata genovese che, mandato in esilio, sia giunto sulle nostre montagne e si sia innamorato di una ragazza pesarina. Il fatto è che i Solari fino a pochi anni fa non si trovavano, al di fuori del paese di Pesariis, in nessun'altra zona della Carnia o del Friuli.

Un'altra leggenda è legata alla Casa dell'Orologio, chiamata così oper il particolare quadrante che indica l'ora, i minuti, i secondi, il mese, il giorno e la settimana. Inoltre, prima della ristrutturazione del post-terremoto del 1976, nella casa era ben visibile una meridiana.

Di questo particolare orologio è rimasto solo il quadrante; le lancette ed anche il meccanismo che si trovava all'interno della casa sono spariti. Si narra cheanche il costruttore di questo orologio fosse un Solari, però in disaccordo con la famiglia fondatrice dell'ominima ditta, il quale pare fosse molto abile nell'arte d'orologiaio, ma che finì in prigione perché costruì un pezzo della macchina per falsificare monete trovata a Buia. In prigione non rimase a lungo grazie all'intervento dii una contessa veneziana, riconoscente perché le aveva in precedenza riparato un orologio che altri prima di lui non erano riusciti ad aggiustare.